Giulio Miserocchi Scheda Personale: Giulio Miserocchi (1925 – 2010) Nickname: La Batteria. Ha suonato con: Orchestra Ilario, I 4 del Nord, Gli Araldi. Storia: Storia della sua vita legata alla musica con il fratello Ilario e la sorella Mafalda. Ho cominciato con mio papà, che suonava il clarino, la chitarra e molti altri strumenti, all’età di otto anni. Mi ricordo di una Osteria che si chiamava Ul Barchett, che non mi ricordo neanche più dove si trovi, Villa, Domo, non lo so, prima di me c’era l’altra mia sorella Giovanna, ma poi lei era diventata una signorina e non voleva più suonare, quindi mio fratello Ilario mi disse: “dai suona tu!” e quindi da otto anni in poi i miei compagni di giochi sono diventati i Tamburi. Poi c’è stata la guerra, sono stato in Germania e poi in Svizzera, e mi ricordo che la prima domenica che sono tornato a casa ho cominciato a suonare, era l’Agosto del 1945 ed avevo 21 anni, beata la gioventù e la libertà riconquistata! (abbiamo passato tutti dei brutti momenti durante il periodo bellico). Dalla mia mente ho cancellato la guerra, è come se nella mia memoria ci fosse un buco nero, sono state cose che con la musica non hanno proprio niente a che fare. Quella famosa domenica alla batteria c’era Scacchetti e mio fratello gli fece prendere il Sax ed io ricominciai a suonare la batteria. Tutta la mia famiglia è nata a Villadossola (Origini della Romagna), ed eravamo in quattro tra fratelli e sorelle. L’orchestra era composta da Ilario, Mafalda, Sergio Scacchetti, Pippo al trombone ed un altro sassofonista, bravo molto quadrato e “matto come una capra” di cui non ricordo il nome, e da me. A quei tempi si andava a suonare in tutta l’ Ossola, sul Lago Maggiore ed in Svizzera, sia nel Canton Vallese che nel Ticino, e poi nei periodi “morti” eravamo sempre al Lido di Stresa con il Maestro Delusi, un bravissimo pianista. Intanto cambiavano in continuazione i suonatori; dopo due ragazze sassofoniste (Silvana ed Elia) sono entrati nel gruppo Nando Fantini e Aldo Calanca ma il nome del gruppo rimaneva sempre “Orchestra Ilario” e non abbiamo mai cambiato il nome se non all’ inizio quando ci chiamavamo MIS (le iniziali di Miserocchi), me lo ricordo perchè sui leggii azzurri c’era questa scritta e forse ci sono ancora delle foto alla Fontana Buona, oggi Trocadero. Tanti sono quelli che hanno suonato con noi, mi ricordo di Gilberto Burberi, Oneglio Michetti, Alfredo Lusardi padre e figlio e poi tanti che mio fratello portava nell’orchestra, anche alcuni dei suoi studenti più bravi che all’ inizio prendevano una Lira a serata e poi 2, 4, 8 ,16 ,25 ,50, fino a raggiungere il giusto compenso. Finito di suonare con mio fratello, ho suonato con Giuliano Crivelli, Ugo Bianco, Luciano Rolandini e mia sorella Mafalda ed abbiamo continuato fino al 1966 poi, per impegni di lavoro, ho smesso e vi confesso mi dispiace di averlo fatto, ma la vita a volte ti mette davanti a delle scelte e così per dedicarmi ai figli e al lavoro ho rinunciato alla musica. Tra gli aneddoti più strani vi voglio raccontare di una volta che eravamo a suonare su di un grande tavolone, allora non c’erano palchi e casse d’ascolto, e il pianista continuava a dire al bassista: ‘va pena pusè in là’, una volta, due, tre fino a quando è caduto dal tavolo. Immaginatevi che cinema… Come adesso anche allora c’era la concorrenza e mi ricordo del Lotero Bernetti, con il quale suonava anche l’Aldo Paci (il barbiere di Villa), aveva una bella orchestrina, loro facevano sempre le prove e noi mai, perchè nella nostra presunzione, benevola, eravamo tutti molto bravi a leggere la musica e tenere il tempo, quindi ritenevamo che fare molte prove era solo una perdita di tempo ed era meglio fare piuttosto più serate, unendo l’utile al dilettevole. Eravamo però amici con tutti e ci divertivamo anche con quelli che venivano a ballare; mi ricordo che in Svizzera erano cattivi ed ho ancora negli occhi le grandi scazzottate e le bottiglie che volavano per la sala. Il mio consiglio per i giovani di oggi che vogliono fare musica? Studiare, studiare poi ancora studiare, si devono mettere in testa la musica e farla bene, perchè la musica fatta bene è bella e unisce tutti. I mezzi di oggi rispetto a quelli di una volta sono troppo diversi per potere fare dei paragoni e sono un aiuto maggiore per chi deve salire su di un palco, ma il talento rimane pur sempre talento. Vorrei chiudere questa sequenza di ricordi con una cosa che spesso mi capita quando mi sento solo e penso:”ah magari se sunavi l’era tucc divers !!!!” perchè quando sento suonare quelli che suonavano con me, ad esempio il Giuliano Crivelli, il Luciano Rolandini, che ho sentito lo scorso anno alle prove della serata degli “AVANZI DI BALERA“ fatta al Trocadero, mi viene da piangere, però poi penso alla MIA vita e tutto quello che ho avuto e ritorno quello di prima. At salùt burdel. (Vi saluto ragazzi) Comunque grazie a tutti. Giulio